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22 febbraio 2017_Classicità: da Atene al Razionalismo italiano

L’arte greca come modello d’ispirazione. Le architetture simbolo della ripresa del periodo classico.

L’arte classica è da sempre stata fonte di ispirazione per gli artisti; in particolare alcuni movimenti architettonici della storia hanno rivalutato quegli elementi che stavano alla base dell’arte greco romana. I greci per primi infatti ricercarono la “bellezza” nei loro edifici, attraverso un contatto con la natura, l’equilibrio e la proporzione tra tutte le parti del progetto architettonico. La struttura del tempio greco ne è un esempio, con i suoi portici che fanno da filtro tra il luogo completamente chiuso della cella della divinità e l’ambiente esterno… portici che ritroviamo anche in gran parte degli edifici che si trovavano nelle immediate vicinanze dell’agorà. Il primo a riprendere questi princìpi classici fu Filippo Brunelleschi, grande architetto rinascimentale, che attraverso la progettazione dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze creò quello che possiamo considerare uno dei massimi esempi di edificio “perfetto”. Nel Rinascimento ritorna l’ideale di bellezza, una bellezza che non è data dalla decorazione, ma dalla semplicità e dal rigore assoluto. Oltre a riprendere elementi come le colonne, gli archi a tutto sesto, i timpani triangolari, Brunelleschi realizza qualcosa in più: crea un modulo (il diametro della colonna del porticato) che utilizza con i suoi multipli per tutto il prospetto principale. Così il modulo moltiplicato per nove diventa l’altezza della colonna, misura che viene ripresa anche nella distanza tra le colonne stesse e nella distanza tra colonna e muro: in questo modo la facciata dell’edificio si presenta come un insieme di regole geometrico matematiche che lo rendono rigorosamente perfetto. Ma Brunelleschi fa un passo ulteriore: usa il nove per il numero delle arcate, degli scalini, delle finestre e dei timpani, nove in quanto multiplo perfetto del tre (simbolo della Trinità). Sempre nel Rinascimento troviamo un’altra opera, La Rotonda o Villa Capra, progettata da Palladio a Vicenza; anche in questo edificio la ricerca di perfezione è massima. La pianta quadrata che si interseca con una pianta a croce greca, i numerosi assi di simmetria, i quattro prospetti identici che ricordano la facciata di un tempio greco. Insomma, nulla è lasciato al caso ma è studiato nel dettaglio. Come nulla è lasciato al caso nel progetto del Teatro alla Scala di Milano, opera Neoclassica di Piermarini dove, oltre al timpano e alle semi colonne corinzie, l’architetto inserisce elementi funzionali come il portico, in modo da consentire agli spettatori di scendere dalle carrozze senza bagnarsi in caso di pioggia. E pensare che circa 1700 anni prima di Piermarini, era stato Vitruvio a parlare di “Firmitas, utilitas e venustas” nel suo trattato De Architectura… solidità, funzionalità e bellezza erano ancora i pilastri su cui si basava l’arte Neoclassica. Non per ultimo vorrei citare il Razionalismo italiano, movimento della prima metà del ‘900 che trova la sua massima espressione nella Casa del Fascio di Como, realizzata dall’architetto Terragni. Benché in forma diversa rispetto al Rinascimento o al Neoclassicismo, gli architetti razionalisti ricercano comunque di imitare l’antico attraverso la geometria e il rigore. La Casa del Fascio con la sua pianta quadrata, l’altezza del fabbricato che è esattamente la metà del lato di base, la semplicità massima delle facciate, ne è un esempio. Ciò che ha fatto in più il Razionalismo è portare l’edificio ad una purezza priva di qualsiasi altro elemento accessorio: tutto è geometrico, tutto è rigoroso… quasi a voler rendere l’architettura il simbolo del rigore degli anni del regime.

12 febbraio 2017_Porta Nuova: architettura e natura

Il progetto dell’area di Porta Nuova: come può riuscire un grande intervento urbano a creare un legame con la natura.

Milano. Porta Nuova. Un grande progetto di riqualificazione per una grande area. Mi ricordo ancora quando, durante la mia infanzia, quelle aree fino a pochi anni fa dismesse erano occupate dal luna park “Le Varesine”. Parlo degli anni ’80… quando l’intera zona si trovava in uno stato di profondo degrado… fino al 2005, quando finalmente sono iniziati i lavori per uno dei più grandi cantieri d’Europa. Un progetto che ha avuto come obiettivo principale quello di unire i quartieri di Porta Nuova, Porta Garibaldi e Isola. L’intervento, situato in uno dei punti nevralgici della città di Milano, oltre che ridare vita all’area, è diventato punto di ritrovo e di aggregazione per le nuove generazioni. Interventi di queste dimensioni rischiano però di avere spesso un forte impatto sull’ambiente, soprattutto se si considera l’altezza degli edifici. Tuttavia il progetto di Porta Nuova cerca, nonostante le dimensioni, di creare un forte legame con l’ambiente naturale. Innanzitutto il grande parco “Giardini di Porta Nuova”, un nuovo polmone per la città che attraverso percorsi ciclabili e pedonali farà da unione tra Porta Nuova, Garibaldi e Isola. Poi l’utilizzo quasi esclusivo del vetro per i rivestimenti delle facciate, un materiale che trasmette leggerezza ad edifici della portata di Palazzo Unicredit. Non mancano opere realizzate con elementi naturali, come l’Unicredit Pavilion che presenta una struttura in legno e piazza Gae Aulenti caratterizzata da un grande specchio d’acqua. Non per ultimo il “Bosco Verticale”, vincitore dell’International Highrise Award 2014, edificio alto più bello del mondo: circa 900 alberi distribuiti sulle numerose terrazze, utilizzo di pannelli solari e riscaldamento geotermico.

8 febbraio 2017_Palazzo Rucellai e Palazzo Piccolomini

Rinascimento. Ricerca della bellezza. Ma cos’è la bellezza per gli architetti rinascimentali? E’ il ritorno all’arte classica, a quei princìpi che stavano alla base dell’arte greca e romana. Progettare un edificio che risponda alla necessità di “venustas” significa dotarlo di simmetria, equilibrio, proporzione, senza necessariamente ricorrere all’aspetto decorativo che è considerato inutile dagli architetti del ‘400. E’ questo il periodo in cui le famiglie benestanti commissionano la costruzione di palazzi privati, tra i quali emergono Palazzo Rucellai a Firenze e Palazzo Piccolomini a Pienza. Due edifici, due città… ma la stessa mano… Benché Palazzo Rucellai fosse stato progettato da Leon Battista Alberti, la sua esecuzione è stata seguita da Bernardo Rossellino, architetto quest’ultimo che ha realizzato gli edifici della piazza di Pienza, su cui si affaccia Palazzo Piccolomini; da questo possiamo comprendere meglio le analogie tra i due edifici. Rossellino si è infatti ispirato a Palazzo Rucellai: la suddivisione in livelli data dai cornicioni orizzontali, le lesene verticali classicheggianti che scandiscono la facciata in moduli ripetuti, l’utilizzo del bugnato e delle bifore.

4 febbraio 2017_Ravenna e i suoi mosaici

Ravenna diventa capitale dell’Impero bizantino tra il V e l’VIII secolo, periodo in cui la città raggiunge il massimo del suo splendore. La caratteristica che contraddistingue gran parte dei monumenti di questa città è il contrasto tra gli esterni semplici in mattone e gli interni degli edifici riccamente decorati con mosaici.

Mausoleo di Galla PlacidiaPIC114M.jpg

E’ uno dei primi capolavori realizzati a Ravenna ed è un piccolo sepolcro per la figlia del re Teodosio. La struttura è a croce greca, molto semplice esternamente, ma completamente rivestita in mosaico all’interno. In particolare la cupola dell’edificio rappresenta una splendida notte stellata, dove predominano i colori blu e oro.

Basilica di San Vitale

La chiesa, di pianta ottagonale, presenta all’interno splendidi mosaici; in origine era rivestita interamente, ma oggi si può osservare il mosaico del presbiterio che riflette la luce che entra dalle finestre. Tra le raffigurazioni presenti troviamo il Corteo di Giustiniano, un mosaico di circa 30 mq: in esso sono racchiuse tutte le caratteristiche dei mosaici, dall’assenza di profondità spaziale alla rigidità delle figure, dai corpi privi di volume ai volti inespressivi. Risalta lo sfondo dorato che conferisce maggiore eleganza all’opera.

Sant’Apollinare Nuovo

Nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo risalta in chiamata_apostoli.JPGparticolare il mosaico raffigurante La chiamata degli apostoli Pietro e Andrea. Anche qui abbiamo uno sfondo dorato, ma i volti sono più espressivi e i corpi sono in leggero movimento. L’episodio rappresenta il giorno in cui Gesù vide due pescatori, Simon Pietro e Andrea, nel lago di Galilea. “Seguitemi e vi farò pescatori di uomini”. Così i due lo seguirono e divennero suoi apostoli.

Sant’Apollinare in Classe

La basilica presenta una pianta longitudinale a tre S.Apollinare in classe, Trasfigurazione.jpgnavate; l’interno è molto semplice, salvo per la parte dell’abside rivestita di magnifici mosaici. Il mosaico del catino absidale racconta l’episodio evangelico della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Diversi sono gli elementi e i simboli presenti: al centro abbiamo la croce con l’immagine di Cristo, sopra la mano di Dio Padre e in basso Sant’Apollinare che rappresenta la Chiesa di Ravenna. Questi tre elementi fanno quasi da asse di una simmetria compositiva dell’opera; gli altri elementi presenti infatti sono disposti secondo un ordine preciso. Troviamo Mosè ed Elia ai lati della croce, così come i gruppi di pecore al centro e in basso; insomma, nulla è messo a caso, ma segue una logica di ordine voluto dai Maestri ravennati che hanno realizzato questo splendore.