Art

Classicità: da Atene al Razionalismo italiano

L’arte greca come modello d’ispirazione. Le architetture simbolo della ripresa del periodo classico.

L’arte classica è da sempre stata fonte di ispirazione per gli artisti; in particolare alcuni movimenti architettonici della storia hanno rivalutato quegli elementi che stavano alla base dell’arte greco romana. I greci per primi infatti ricercarono la “bellezza” nei loro edifici, attraverso un contatto con la natura, l’equilibrio e la proporzione tra tutte le parti del progetto architettonico. La struttura del tempio greco ne è un esempio, con i suoi portici che fanno da filtro tra il luogo completamente chiuso della cella della divinità e l’ambiente esterno… portici che ritroviamo anche in gran parte degli edifici che si trovavano nelle immediate vicinanze dell’agorà. Il primo a riprendere questi princìpi classici fu Filippo Brunelleschi, grande architetto rinascimentale, che attraverso la progettazione dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze creò quello che possiamo considerare uno dei massimi esempi di edificio “perfetto”. Nel Rinascimento ritorna l’ideale di bellezza, una bellezza che non è data dalla decorazione, ma dalla semplicità e dal rigore assoluto. Oltre a riprendere elementi come le colonne, gli archi a tutto sesto, i timpani triangolari, Brunelleschi realizza qualcosa in più: crea un modulo (il diametro della colonna del porticato) che utilizza con i suoi multipli per tutto il prospetto principale. Così il modulo moltiplicato per nove diventa l’altezza della colonna, misura che viene ripresa anche nella distanza tra le colonne stesse e nella distanza tra colonna e muro: in questo modo la facciata dell’edificio si presenta come un insieme di regole geometrico matematiche che lo rendono rigorosamente perfetto. Ma Brunelleschi fa un passo ulteriore: usa il nove per il numero delle arcate, degli scalini, delle finestre e dei timpani, nove in quanto multiplo perfetto del tre (simbolo della Trinità). Sempre nel Rinascimento troviamo un’altra opera, La Rotonda o Villa Capra, progettata da Palladio a Vicenza; anche in questo edificio la ricerca di perfezione è massima. La pianta quadrata che si interseca con una pianta a croce greca, i numerosi assi di simmetria, i quattro prospetti identici che ricordano la facciata di un tempio greco. Insomma, nulla è lasciato al caso ma è studiato nel dettaglio. Come nulla è lasciato al caso nel progetto del Teatro alla Scala di Milano, opera Neoclassica di Piermarini dove, oltre al timpano e alle semi colonne corinzie, l’architetto inserisce elementi funzionali come il portico, in modo da consentire agli spettatori di scendere dalle carrozze senza bagnarsi in caso di pioggia. E pensare che circa 1700 anni prima di Piermarini, era stato Vitruvio a parlare di “Firmitas, utilitas e venustas” nel suo trattato De Architectura… solidità, funzionalità e bellezza erano ancora i pilastri su cui si basava l’arte Neoclassica. Non per ultimo vorrei citare il Razionalismo italiano, movimento della prima metà del ‘900 che trova la sua massima espressione nella Casa del Fascio di Como, realizzata dall’architetto Terragni. Benché in forma diversa rispetto al Rinascimento o al Neoclassicismo, gli architetti razionalisti ricercano comunque di imitare l’antico attraverso la geometria e il rigore. La Casa del Fascio con la sua pianta quadrata, l’altezza del fabbricato che è esattamente la metà del lato di base, la semplicità massima delle facciate, ne è un esempio. Ciò che ha fatto in più il Razionalismo è portare l’edificio ad una purezza priva di qualsiasi altro elemento accessorio: tutto è geometrico, tutto è rigoroso… quasi a voler rendere l’architettura il simbolo del rigore degli anni del regime.

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